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Sabato 4 aprile 2005 – A Roma si spegne il Santo Padre
Non sono già da molto tempo una cattolica praticante, ma sapere che Giovanni Paolo II non c’è più è toccante pure per me.
Lunedì 6 aprile – si annuncia il “protocollo” per l’esposizione al pubblico e i funerali del Santo Padre
Appena viene detto che la salma sarà esposta in San Pietro da martedì a giovedì penso di fare un rapido salto a Roma per salutarlo. Ma cambio idea perché Roma è comunque ad almeno 4 ore di auto da qui e da sola è una cosa veramente impegnativa… poi in verità non potrei prendere ferie… |
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In via Porta di Castello, arriviamo al primo momento di blocco. La strada è completamente invasa da persone, per tutta
la sua ampiezza e lunghezza. Dopo pochissimi minuti un pullman di linea cerca di entrare, ma ovviamente non ce la fa:
a quanto pare la strada doveva essere una zona di percorrenza mezzi, ma nessuno si era premurato di disporre dei cordoni
che delimitassero le aree per i pellegrini, così veniamo “gentilmente” schiacciati dalle forze dell’ordine per far passare
ben 4 autobus che nel frattempo si erano radunati in attesa. È il primo “pressare della folla” che subisco: è davvero antipatico, ti senti in balia di una cosa che nemmeno esiste “l’onda di persone”, che ti spinge verso un lato e tu non puoi opporre resistenza e ti tocca diventare parte stessa dell’onda… |
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Mentre siamo in attesa di avanzare, notiamo che chi abita nella strada è praticamente segregato in casa: sono le 7
di mattina e si stanno alzando, li vedi che guardano fuori dalla finestra con le mani sulla bocca con un’espressione
sgomenta. Il mio pensiero è: se queste persone che abitano così vicino a San Pietro e che dovrebbero essere abituate
ai bagni di folla sono così preoccupate, vuol dire che siamo davvero tanti! Piano piano ci avviciniamo a Piazza Pia e più ci si avvicina, più la cosa diventa caotica. In verità il problema è che sono due file che stanno convergendo entrambe verso Borgo Sant’Angelo, quindi il rallentamento e il caos sono praticamente inevitabili. Si comincia a fare conoscenza con chi sta in fila con te, è naturale e divertente. C’è gente da tutta Italia, dalla Polonia, da altri paesi di cui non riconosco le bandiere. Siamo tutti qui per salutarlo… che effetto che fa! Con un po’ di spinte e di schiacciamenti, arriviamo a Borgo Sant’Angelo. La gente attorno a me è sempre più o meno la stessa da una mezz’oretta e si chiacchiera amabilmente. Non fosse che lo spazio vitale è davvero ridotto… e che quando la folla avanza cominci a far fatica a evitare di essere spinta… |
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Ad un certo punto sento una mano sul mio avambraccio: una signora che non conosco si sta appoggiando a me per non cadere.
Io la guardo e le sorrido: non dà certo fastidio, poi se non ci si aiuta in una situazione del genere! Un signore della
sua comitiva si accorge e cerca di spiegarle che io non faccio parte dei loro, ma assicuro la signora che può rimanere
così e che non mi dà fastidio. Ogni tanto mi stringe il braccio come per cercare conforto: è una sensazione strana e piacevole. Nemmeno so chi sia, ma ci stiamo dando forza a vicenda. E mi spiace quando sono costretta a dirle che visto che gli altri tre miei amici sono finiti molto avanti, io cerco di raggiungerli e devo lasciarla. Al primo varco tra le mura è allestito un punto di distribuzione di acqua. Qui le forze dell’ordine bloccano la fila e la fanno scorrere ad intervalli: si gira a destra e ci si porta in Borgo Pio per permettere il più possibile il dipanarsi del lungo cordone di pellegrini che si avvicina a Piazza San Pietro. |
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Per qualche decina di metri si può camminare speditamente e dopo l’oretta passata schiacciati è davvero piacevole. Alcuni agenti e alcune persone della Protezione Civile ci hanno
detto che la fila è di circa 8 ore. Noi siamo preparati a un’eventualità simile, quindi non ci preoccupiamo. La folla si ricompatta, ma rimane abbastanza spazio per riuscire a muoversi sulle gambe, a guardare davanti e dietro, a spostarsi un minimo. Le varie comitive di ragazzi cominciano a cantare ed è molto bello: comincio a rispolverare tutto il repertorio di canti liturgici e questi ragazzi sono così carini da fare proprio quelle che a me piacevano di più, così canto con loro e mi tornano alla memoria le varie esperienze con scout e Azione Cattolica, magari proprio le altre volte che sono andata a San Pietro per vedere il Papa… sono in piedi da diverse ore, ma sto bene e mi sto divertendo: è una bella esperienza. Verso mezzogiorno arriviamo alla fine di Borgo Pio e si gira verso sinistra su Via del Mascherino. Qui sono allestiti i primi bagni chimici… onestamente la gente li cercava già da un po’ di tempo… tanto che abbiamo assistito ad una sorta di assalto dell’unico esercizio pubblico aperto il quale, appena ha visto la folla di gente che chiedeva del bagno, non ha potuto fare altro che tirare giù le serrande… Siamo al sole e la folla è molto più unita di prima. Si comincia a non potersi più muovere per nulla. E non si avanza praticamente per niente. Ci mettiamo più di mezz’ora per fare pochissimi metri. |
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Arriviamo all’ombra in Via dei Corridori. Sulla destra intravedo il colonnato di San Pietro. Il fatto che noi dobbiamo
girare a sinistra per allontanarci psicologicamente è orribile, ma è necessario, va bene così. Qui inizia invece il calvario. Via dei Corridori sarà lunga un centinaio di metri, poco più. Noi in un’ora e mezza non facciamo nemmeno un passo. Oltretutto io sono rimasta indietro rispetto ai miei: è difficile stare uniti perché le comitive di ragazzini, con gli zaini, che si tengono a braccetto formano delle vere e proprie barriere e mentre si spostano ti bloccano. In tre ore cerco come una disperata di raggiungere i miei: chiedo di poter passare, gentilmente, per favore, magari quando la folla comincia a camminare, perché devo raggiungere il mio gruppo. Ma la gente ti guarda malissimo: sei quella che vuole fare la furba e arrivare prima. Così non riesco ad avanzare. Provo a chiamare Fabio al cellulare dopo tre ore in solitaria, con le spalle a pezzi perché lo zaino con tutto il cibo per noi 4 comincia a pesare e non so più dove metterlo (per terra lo sporco è tale che ho il rifiuto totale di appoggiarvelo). Ma i cellulari in mezzo ad una folla di persone che ne avrà almeno uno a testa, non funzionano bene: io posso chiamare, l’ho già verificato, ma lui non riesce a ricevere… |
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Verso le 4 io sono a pezzi. Via dei Corridori non è ancora finita. I bagni sono tutti sulla sinistra e non posso
raggiungerli perché la folla non mi fa passare. Sento un Vigile del Fuoco dire ad altre persone che la fila è ancora di
8 ore. Ma come? Se era di otto ore ben sette ore fa??? Tutta la folla comincia a innervosirsi. Io riesco con una sorta di “segnali di vario genere” a farmi notare da Fabio e a forza di spintoni a raggiungerlo. Gli cedo lo zaino perché proprio non ne posso più. In distanza, in cima ad un palazzo vediamo che stanno allestendo una telecamera per delle riprese, sotto un gazebo. Ci filmano sia da lì che dal cielo con gli elicotteri che volano da almeno 4 ore sopra di noi. La folla perde sempre di più la pazienza: si preme sempre di più su chi è davanti, i ragazzi cominciano a urlare “AVANTI! AVANTI! AVANTI!”. Io intravedo tre bagni chimici sulla mia destra, posso riuscirci a raggiungerli perché ho soltanto una decina di persone davanti… mi lancio… e scopro che sono fuori servizio… guardo gli altri bagni chimici con tristezza: da quella parte le persone sono “poche centinaia” non una decina… non ci provo nemmeno. |
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Sotto al gazebo appare un cardinale. È troppo distante per poter capire chi possa essere. La folla lo saluta, ma si
sentono pure diversi fischi. Passa il tempo, si capisce che il cardinale è in compagnia di un cameraman e di una
giornalista: stanno allestendo un’intervista con noi come sfondo. La gente comincia a urlare ancora di più. Quando
il cardinale si riaffaccia, io non so se se ne sia reso conto, ma sono solo fischi e gestacci (e per fortuna sono
circondata da cattolici!). Anche le persone più tranquille sono ormai disilluse. Molti cercano di uscire ma è difficilissimo per via della calca. Avanziamo di poco: ogni 15-20 minuti faremo si e no 2 passi. Ma la folla dietro di te preme per avanzare di più, così cominci a non riuscire più a stare in piedi da sola, ma sei letteralmente incastrata tra i tuoi vicini. Si fa di nuovo amicizia con i “compagni di sventura”. Alcune signore, giustamente dicono “sono venuta per fare un saluto ad una persona a cui mi sentivo molto legata, ma questa situazione mi sta facendo irritare talmente che se mai arriverò là, sarò talmente arrabbiata che non me lo godrò nemmeno il mio saluto”. |
Oltretutto cominciano a sentirsi le voci più disparate: “alle dieci chiudono la Basilica”, “un amico che è arrivato alle
9 e trenta di mattina, a mezzogiorno aveva già fatto il suo saluto e ora è a casa”, “la fila è ancora di 8 ore” e questo
detto alle 18 di sera… la prima volta che me lo dissero erano le 9 di mattina… sempre otto ore… Alle sette di sera siamo davanti al varco delle mura di Borgo Sant’Angelo dove avevamo deviato alle 9 di mattina… siamo talmente stipati che cominciano svenimenti a tutt’andare… e non si riesce nemmeno con tanta facilità a far passare i soccorsi. Le televisioni già da tempo stanno filmando il malcontento della folla, fomentandolo pure. A me sembra di essere finita in un corteo sindacale dei peggiori. Dietro di me si sente gente che tira fuori concetti del tipo: “se spingiamo tutti quello che è di fronte a noi, vedrai che avanziamo!”. Io personalmente avrei già mollato alle 4 di pomeriggio, ma il ragazzo polacco che è con noi non ne vuol sapere. Dopo una serie incredibile di urla della folla, che sembra davvero sul punto di insorgere (fa paura), si comincia ad avanzare più speditamente, ma è peggio di prima. Ci troviamo a girare a destra su Via della Traspontina e siamo così schiacciati che quando si avanza, da dietro ti arriva una spinta di tale intensità che rischi di cadere sotto i piedi degli altri. Con le signore che ho conosciuto lì e che sono in quel momento le mie compagne di sventura, cerchiamo di aiutarci a vicenda. Il tutto è complicato dal fatto che, per ovvie ragioni, per terra c’è uno strato di bottigliette di plastica, alcune ancora piene d’acqua, e non le si riesce nemmeno a vedere, così il rischio caduta è ancora maggiore. Finalmente si decide di rinunciare… anche se vediamo Via della Conciliazione, la via che per tutta la giornata è stato un miraggio, ci saranno ancora 5 ore buone di attesa prima di entrare in Cattedrale: sono ormai le 8 e io ancora spero di poter andare il giorno dopo al lavoro (anche se le mie speranze cominciano a cadere sotto il mal di schiena, di piedi e di spalle… e sotto la stanchezza che una giornata del genere e una notte insonne può procurare). L’amico polacco decide di restare e di tornare in treno. Noi, mentre scegliamo la strategia migliore per scappare di lì, capiamo che tanto ci tocca aspettare di arrivare alle transenne di via della Conciliazione e di chiedere alle forze dell’ordine di farci uscire. Arrivati in vicinanza dell’incrocio con Via della Conciliazione, una signora, presa dalla curiosità si alza sul suo zaino e osserva cosa succede lì davanti. E comincia a fare una cronaca stile partita. In pratica ciò che lei vede è: davanti l’incrocio con le altre due file di pellegrini, file davvero esigue rispetto alla nostra e che ogni volta che hanno libero accesso alla via, si estinguono subito. Sono le file dove la gente ci ha messo si e no 3-5 ore per entrare nella Cattedrale. Dietro di noi la signora vede una folla immensa. Taccio la sua definizione perché era davvero pesante. Mentre aspettiamo di poter scappare di lì una suora che è dietro di me, molto gentilmente mi promette di portare i miei saluti e tutti i saluti (tanti) che mi erano stati affidati da amici, parenti e colleghi. Che buon cuore! Finalmente riusciamo ad uscire dalla bolgia, ci avviciniamo ad un poliziotto e chiediamo di poter andar via. Lui ci affida ad uno della Protezione Civile che ci fa strada verso Largo Giovanni XXIII. Io mi accorgo che senza il sostegno della folla faccio fatica a stare in piedi e nemmeno so più coordinare il passo. Sono a pezzi. Ci sfoghiamo con il signore della Protezione Civile. È indegno venire a sapere che le file sono state gestite in modo così impari. Là in mezzo a noi la gente sveniva… non era stata fatta un’adeguata organizzazione degli spazi per cui non si poteva nemmeno scappare. Ci rendevamo conto che eravamo una marea vera e propria, ma se ci avessero compartimentati un pochino, magari con sbarramenti successivi, almeno si sarebbe potuto respirare… e via così. Il signore afferma che quel tipo di organizzazione è stato impostato dal Vaticano… non so se fosse vero, ma comunque la sensazione è quella di essere stati abbandonati. Ci avviamo verso un taxi e quando salgo penso di spezzarmi in due tanto la schiena si rifiuta di cambiare posizione. Arrivati alla nostra auto chiamo casa e racconto la débâcle. Intanto mio cugino parla con dei ragazzi che, come noi, stanno per tornare a casa dopo la stessa esperienza. Alcuni sono riusciti ad entrare in San Pietro, altri no, come noi. Ma chi è arrivato là davanti, ad un certo punto si è pure visto chiudere le porte della Cattedrale in faccia, mentre entravano i Savoia per un saluto privato di mezz’ora. E loro lì per mezz’ora davanti alle porte chiuse con un cartello che gli diceva “CANTATE”… amarezza è il sentimento più tranquillo che corre sia tra noi che tra loro. E la cosa più orribile è sentire che i mass media, quelli che hanno fomentato i fischi della folla, quelli che si sono divertiti a filmarci mentre la gente sveniva… sono quelli che hanno detto che tutto ha funzionato a meraviglia. Non voglio negare che, vista la quantità di gente, l’organizzazione era immane, ma il semplice fatto di aver fatto una fila che si dipanava per strade e strade, averla lasciata lì ad aspettare non poche ore, ma un’intera giornata, mentre altre file, fatte in un secondo momento proprio perché la prima stava raggiungendo dimensioni esagerate, scorrevano più spedite… è di per sé orribile. Sapere poi che quando arrivava una qualche personalità la Cattedrale veniva chiusa, ha davvero il sapore di beffa. So che ci vogliono speciali misure di sicurezza per le personalità più in vista, ma poteva essere organizzato un doppio binario e rallentato l’ingresso dei pellegrini, non fermato… e poi onestamente, capisco che il Presidente degli Stati Uniti abbia bisogno di certe misure di sicurezza, ma i Savoia? Con tutto il rispetto che porto alla famiglia, oramai loro sono comuni cittadini, o no? Sulla via del ritorno siamo talmente stanchi che Fabio ed io ci siamo dati il cambio 5 volte. Verso le due, l’amico polacco ci chiama e dice che è riuscito ad entrare: soltanto 19 ore di fila… Ovviamente, arrivando a casa alle 2 e 40, dopo quasi 48 ore senza dormire, sono svenuta nel letto con brividi di freddo incredibili. L’ultimo pensiero prima di dormire è stato un saluto tutto privato al Santo Padre e una promessa di tornare per finire ciò che non sono riuscita a completare quel giorno. Ravenna, 09.04.2005 |
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